venerdì 1 aprile 2011

Aprile



Ci sono pomeriggi, come quello di oggi, che non puoi spiegarti.
Nessuna possibilità di concentrarsi, nessuna voglia di parlare con colleghi, clienti, amici.
Il massimo della socialità che ti concedi è costituito dalle chiacchiere in chat.
In chat riesci a fare il buffone, puoi fare "finta di essere sano", puoi sparare cazzate anche se non ci credi.
Ti confidi solo con un paio di persone, quelle che, per un verso o per l'altro, senti più vicine a te o, più semplicemente, sono maggiormente disponibili ad ascoltare i tuoi tiramenti.
Eppure, hai imparato che anche da una banale chiacchierata virtuale con una persona che conosci appena, in un pomeriggio inutile, proprio come questo, può nascere un rapporto tridimensionale e vero.
Hai imparato che un semplice scambio di frasi sulla voglia di Irlanda o sulla voglia di scappare nel posto più isolato del mondo per nascondersi in un buco e scomparire, può rivelarti l'esistenza di persone in grado di risvegliarti dall'apatia in cui eri caduto.
Non dovresti confessarlo, anche se non ti leggerà mai nessuno, ma quel pomeriggio è stato la fine e l'inizio di tutto.
Dovresti sentirti in colpa, per il male che hai causato: invece ti senti ancora condizionato da quello che hai subito.
Questo fa di te una brutta persona? Può darsi.
Oppure può darsi che, in fondo, tu sia conscio del fatto che, proprio come in un libro di Coe, quel momento ti ha aperto gli occhi e ti ha fatto capire chiaramente quello che volevi e quello che non volevi più.

(anche se la storia, purtroppo, è del tutto sfornita di happy ending)

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