martedì 15 febbraio 2011

Insonnia


E poi ci sono notti come queste, in cui prendere sonno è un'utopia. Finisci di leggere l'ultimo libro di Veronesi, ne inizi uno di Coe, ti perdi in chiacchiere sanremesi con gli amici nei vari social network, fumi l'ennesima sigaretta, ma il pensiero torna sempre lì.
Lì da dove, a fatica, eri finalmente riuscito a scappare, con un lavoro mostruoso su te stesso, fatto di autoanalisi e sbronze. Eppure proprio l'ultima sbronza, quella più forte ma anche più festosa, unita all'incontro (non casuale, anzi fortemente voluto) con la persona più legata a tutto ciò che ti ha fatto soffrire, ha scatenato qualcosa che speravi ormai dimenticato.
Ti appendi alle parole del tuo fratello di insonnia, anche lui vagabondo notturno in chat, per tentare di ritrovare dentro di te la consapevolezza che tutto quel lavoro non è andato perduto, che è solo un momento, che domani "tutto si risanerà". Non sai se crederci. Ma sai anche che lo devi fare per rispetto a lui e a tutti quelli che ci sono sempre stati e, in fondo (perché no?), anche a te stesso.
E allora, che queste misere cinque ore di sonno siano davvero ristoratrici e che domani tu possa ripartire senza troppa nebbia in testa.

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